La pesca legata al turismo crea lavoro

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Dal turismo legato alla pesca possono arrivare nuovi posti di lavoro. Ne è convinta l’europarlamentare Renata Briano. Con 599 voti favorevoli il Parlamento europeo ha anche approvato il rapporto dell’eurodeputata sulla valorizzazione del pescaturismo e dell’ittiturismo. «Le zone costiere europee attraggono milioni di visitatori ogni anno, con un crescente interesse per il turismo sostenibile – spiega la vice presidente della Commissione pesca a Strasburgo -. Pertanto diversificando l’attività non solo si aiuterà il settore della pesca a rialzarsi, ma si aiuteranno pescatori e turisti a incontrarsi e a conoscersi attraverso un mestiere antico, complesso e affascinante. Occorre favorire gli investimenti a livello nazionale, regionale e locale per migliorare i servizi, partendo da un miglior sfruttamento delle risorse messe a disposizione dal Feamp, il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca».

In Italia si è registrato un costante aumento delle richieste di autorizzazioni per lo svolgimento di attività turistiche legate alla pesca. Secondo un’indagine, le regioni italiane con il maggior numero di autorizzazioni sono la Liguria (290), l’Emilia-Romagna (229), la Sardegna (218), la Calabria (203), la Campania (200) e la Sicilia (136). Esistono anche degli esempi virtuosi sulle nostre coste, come La sagra del tonno di Cetara (Salerno), che diffondono la conoscenza della pesca artigianale, la vita dei pescatori, la cultura musicale ed enogastronomica del territorio. In Spagna sono state perfino create agenzie specializzate per promuovere la sinergia tra pesca e turismo.

Un numero sempre maggiore di comunità tradizionali di pescatori in Europa non potrebbe più dipendere unicamente dall’attività di pesca tradizionale. Per la ripresa e il mantenimento della redditività di tali comunità, occorre trovare quanto prima delle nuove soluzione. La diversificazione dell’attività tradizionale in altri settori, tra cui il turismo legato alla pesca, diventa inevitabile e offre potenzialità per contribuire alla creazione di posti di lavoro, all’inclusione sociale e al rilancio delle comunità che dipendono dalla pesca.

Le zone costiere marittime europee, in particolare nel Mediterraneo, ma anche nelle regioni dell’Atlantico, del Mar Baltico e del Mar Nero, già costituiscono le mete turistiche più frequentate che attraggono ogni anno milioni di visitatori. Purtroppo, la maggior parte di questi turisti vengono portati nelle zone costiere dai grandi tour operator e relativamente pochi di essi raggiungono i villaggi dei pescatori tradizionali. Lo stesso vale per le varie attività e le altre attrazioni che possono essere offerte ai visitatori della maggior parte delle comunità di pescatori tradizionali. D’altro canto, negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse per il turismo sostenibile e le potenzialità per attrarre i turisti attenti all’aspetto ecologico dovrebbero essere sfruttate. È necessario aiutare le comunità di pesca e i turisti a incontrarsi e assicurare che nasca un sufficiente interesse da parte di entrambi per creare un duraturo partenariato positivo. Tuttavia, per poter sfruttare tali potenzialità vanno affrontati diversi problemi. Occorrono investimenti a livello nazionale, regionale e locale per mettere a punto le necessarie infrastrutture, da una migliore connettività internet alla costruzione di nuove strade che garantiscono l’accesso ai villaggi di pescatori più remoti, alla ristrutturazione degli impianti marittimi e di pesca, assicurando al tempo stesso che ciò sia fatto in un modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

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