Bellagio: turisti incantati dalla casa delle «bici volanti»

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Una passione ingombrante nata quasi per caso e una soluzione ingegnosa per risolvere i conseguenti problemi di spazio. Senza volerlo, complice anche una foto sui social, un falegname di Bellagio, sul lago di Como, ha trasformato la sua abitazione in un’attrazione turistica. E non passa giorno senza che arrivi in paese un visitatore alla ricerca della «Casa con le bici volanti». Le «bici volanti» sono quelle appese alle finestre della casa di Bellagio, in frazione San Giovanni, nella quale vive Ivan Gilardoni con la moglie Laura e i loro tre figli. Falegname, 43 anni, una ventina di anni fa ha iniziato a collezionare vecchie biciclette. «Non sono una ciclista, questa passione è nata un po’ per caso ed è cresciuta — racconta —. Ho iniziato a comprare qualche bici d’epoca, perlopiù da restaurare. Con il tempo il numero è aumentato e ho incominciato ad avere problemi di spazio».

Ivan sistema personalmente le biciclette dopo averle riparate. Si pone il problema di dove mettere le biciclette restaurate. Ed ecco la trovata. «Ho pensato di appenderle alle finestre di casa — dice —. Un’idea che mi è venuta così. Mi è tornato in mente un poster americano degli anni Trenta, nel quale c’era una due ruote appesa su un grattacielo in costruzione. Ho qualche mezzo anche in casa, uno persino in camera da letto. La mia bici è sul balcone».
A Bellagio, qualcuno comincia a parlare della casa. La voce si sparge e la curiosità cresce. Ma la vera svolta non può che arrivare da una foto su Facebook, diventata virale. «Io non uso i social — dice Ivan Gilardoni —. Un giorno però una parente mi ha chiesto di poter pubblicare online una foto che avevo scattato con alcuni familiari sulle biciclette. L’immagine ha fatto il giro del mondo e hanno iniziato ad arrivare i visitatori. Scendono dal trenino turistico e chiedono informazioni al bar». Quasi ogni giorno, i Gilardoni si trovano turisti sotto casa intenti a fotografare . Nella collezione non mancano i pezzi storici, una Bianchi da corsa, il mezzo utilizzato in passato dai pompieri, quello degli spazzini milanesi e persino la due ruote dell’esercito svizzero. Ed ecco la tentazione del museo. «Molte bici sono ancora da restaurare ma chissà, magari se trovassi uno spazio adatto potrei pensare anche a un museo — conclude Ivan —. Ma non trasformerò la mia passione in un lavoro, perderebbe la sua bellezza».

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