Il piatto più buono: i pizzoccheri di Teglio. La top 10

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Ecco le 10 città dove assaggiare i piatti più famosi d’Italia. La classifica è proposta dal sito lifegate.it E’ un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle origini, dei luoghi dove sono nate le eccellenze della tradizione gastronomica italiana. Un itinerario alla scoperta delle nostre regioni attraverso una selezione dei piatti più famosi e buoni d’Italia, che soddisfano l’appetito, anche curioso.

  1. Teglio e i suoi pizzoccheri. Lombardia. I pizzoccheri originari della Valtellina sono un piatto della tradizione culinaria lombarda. È infatti noto che molti personaggi storici e letterati abbiano visitato la cittadina di Teglio e assaggiato il piatto tipico locale, i pizzoccheri, immortalandoli in celebri odi. In Valtellina, i pizzoccheri vengono preparati prevalentemente con la farina di grano saraceno, tagliati in sottili strisce lunghe poco meno di 10 centimetri e serviti con formaggio, verdure, burro, aglio e salvia. Nei ristoranti valtellinesi molti chef hanno modificato la ricetta originale per mascherare il gusto del grano saraceno. Per provare la ricetta originale, Teglio è la città giusta.
  2. Genova, la Riviera di Levante e le trofie al pesto. Liguria. Le trofie al pesto sono tipiche della cucina ligure. La storia delle trofie, un impasto di acqua e farina, affonda le sue origini intorno all’Undicesimo secolo quando i cuochi partiti per le crociate avanzavano l’impasto che avevano tra le dita. Da qui la forma allungata e ritorta delle trofie. Se la riviera di Levante è la patria della trofia, il pesto è senza dubbio genovese, del quartiere Prà. L’uso delle erbe aromatiche in Liguria risale al medioevo, quando solo la nobiltà acquistava le spezie. Rigorosamente preparato pestando gli ingredienti, di cui il principale è il basilico, in un mortaio con il pestello in legno, oggi, il pesto è diventato il simbolo della città Genova. Qui, tra i caruggi vicino al porto, è possibile trovare ristoranti tipici che lo servono in abbinamento alle famose trofie.
  3. Bologna e le lasagne. Emilia Romagna. La notorietà di questo piatto tipico della tradizione bolognese nasce proprio nel capoluogo emiliano agli albori dell’epoca barocca, quando i cuochi iniziarono a preparare le lasagne come le conosciamo oggi. L’opulenza di questo piatto celebra la ricchezza della sua città natale e la mescolanza delle nazionalità degli studenti che frequenta la rinomata università di Bologna. Sebbene la ricetta originale preveda una farcitura di spinaci, besciamella, parmigiano e del famosissimo ragù, le varianti sono tantissime, frutto della diffusione di questo piatto nella cucina familiare.
  4. Da Forlì a Rimini, la piadina. Emilia Romagna. Per gustare la vera piadina romagnola bisogna andare nelle piccole piadinerie sparse nel territorio compreso tra Forlì e Rimini. Qui, in ogni cittadella la piadina assume una forma diversa e può essere apprezzata con differenti farciture e modalità di presentazione. L’origine di questa pietanza va cercata nei pani schiacciati tipici della cucina asiatica; in quanto al nome è indubbio il collegamento con la “piàdena”, l’asse di legno dove si appoggiano i cibi. Le varietà di piadine o piade sono tutte legate alla città di provenienza: la piadina forlinese è più spessa, quella riminese è molto sottile e quella montefeltrina, la crescia, è sfogliata e molto saporita per l’aggiunta di pepe nell’impasto. Per dirsi veri conoscitori della piadina non si può far altro che viaggiare e assaggiare.
  5. Firenze, Arezzo e la ribollita. Toscana. La toscana porta in tavola la tradizione contadina con la ribollita, la zuppa tipica fiorentina a base di verdure. La bellezza e la bontà di questo piatto si devono alla sua versatilità: in ogni cucina che si rispetti, ricalca la stagionalità delle verdure, anche se la ricetta originale annovera ingredienti autunnali come i fagioli, le bietole e il cavolo nero di Toscana. La tradizione vuole che il nome derivi dal fatto che gli avanzi o gli scarti delle verdure di tutta la settimana venissero cotti il venerdì e poi bolliti più e più volte con il pane raffermo e l’olio nel corso della settimana successiva. A Firenze, come ad Arezzo, è impossibile non mangiare una ribollita. Certo non sarà mai come quella della nonna, ma gusterete un piatto buono, caratteristico e sano, che vale d sicuro il viaggio.
  6. Amatrice e i suoi spaghetti. Lazio. Nel piccolo borgo medievale di Amatrice, nella provincia di Rieti, nasce la ricetta degli spaghetti all’amatriciana. Nessuna pietanza più di questa può essere considerata legata al territorio. Non solo per il nome, ma soprattutto per l’impiego di ingredienti come il guanciale e il pecorino di Amatrice, questo piatto porta in tavola la cultura e le tradizioni del luogo. In origine l’amatriciana era bianca, solo all’inizio del Diciottesimo secolo inizia a essere cucinata con il sugo di pomodoro. Mai dire che gli spaghetti all’amatriciana sono un piatto tipico romano, si incorrerebbe in un terribile errore: sono stati i pastori di Amatrice, arrivati nella Capitale per la transumanza, a far conoscere il loro piatto tipico. Per mangiare la vera pasta all’amatriciana non è dunque Roma che bisogna raggiungere, ma Amatrice.
  7. Napoli e la pizza Margherita. Campania. La parola “pizza” compare per la prima volta a Napoli nel Diciassettesimo secolo, quando a un tipo di pane schiacciato condito con del formaggio, del pesce o semplicemente con dell’olio viene dato questo nome. La pizza più famosa, quella Margherita, nasce del 1889 quando il pizzaiolo napoletano Raffaele Esposito dedica alla Regina Margherita di Savoia la pizza condita con pomodoro, mozzarella e basilico, i colori della bandiera italiana. La pizza napoletana è tonda e ha una pasta sottile con i bordi alti. Per l’economicità degli ingredienti e la loro familiarità con la tradizione italiana, questo piatto ha avuto un’enorme diffusione. La pizzeria Brandi, dove nacque la Margherita, esiste ancora, e ancora oggi, visitando Napoli, è possibile mangiare la vera pizza napoletana proprio sotto una targa che commemora la sua nascita.
  8. Bari e le orecchiette con le cime di rapa. Puglia Le orecchiette sono il pilastro della tradizione culinaria pugliese. Dalla forma rotonda e concava, ispirata ai tetti dei trulli, le orecchiette sono lavorate rigorosamente a mano per garantire che l’interno sia liscio e l’esterno ruvido, così da accogliere meglio il condimento, spesso a base di cime di rapa. L’origine territoriale di questo piatto viene attribuita a Bari, dove nel XII secolo viene documentato che un fornaio lascia la sua attività in dote a una figlia molto abile nella preparazione delle “recchietedde”. La tradizione barese vuole varie dimensioni per le orecchiette: quelle più grandi per i condimenti di verdure e quelle più piccole da abbinare al sugo. Tutto per rendere questa pasta ancora più apprezzabile al palato.
  9. Caltanissetta e il cannolo siciliano. Sicilia La leggenda vuole che il cannolo siciliano sia nato a Caltanissetta, quella che in arabo significa “Città delle donne”, per il numero di harem degli emiri saraceni. Qui le donne un tempo si dedicavano alla preparazione di prelibate pietanze tra cui il cannolo ripieno di ricotta, mandorle e miele, in omaggio alle doti virili del sultano. Durante il cristianesimo, la maternità del cannolo venne attribuita alle suore di clausura. Tra sacro e profano, i gastronomi sono certi delle origini arabe di questo ricco dolce, per le assonanze con l’uso delle spezie, la fastosità e la varietà dei sapori della cucina arabo-greca. Senza trascurare l’attenzione al senso del piacere profondamente radicata nella cultura araba. Caltanissetta dunque è la “città del cannolo”, il luogo perfetto dove assaporare questa cialda ripiena di ricotta, tradizionalmente di pecora, arricchita con canditi, cioccolata o granella di pistacchi.
  10. Dall’Italia intera, il tiramisù. Il tiramisù, il dolce più diffuso nei ristoranti italiani, non ha una città natale certa. Le regioni che si contendono la maternità di questo delizioso dolce al caffè sono davvero tante e altrettanto numerose sono le leggende che lo vedono protagonista. Tra le storie dei pasticceri senesi, che lo avrebbero preparato per il golosissimo Granduca di Toscana Cosimo de’ Medici e quelle dei cuochi dei ristornate “El Toulà” di Treviso, che dovettero inventarsi un dolce per “tirare su” i clienti di una vicina casa chiusa, questo dolce non può far altro che dirsi italiano. Noto in tutto il mondo, preparato in tutte le case, consumato per ogni ricorrenza, questo dolce realizzato con strati di savoiardi imbevuti nel caffè e immersi in una golosa crema di mascarpone, è uno degli emblemi della tradizione culinaria italiana.

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