Nuovi studi sul surriscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai

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Il riscaldamento globale è un problema di cui si parla da decenni e, come è noto, tra le conseguenze dell’effetto serra c’è anche lo scioglimento delle calotte polari. L’Antartide, però, ha sempre fatto eccezione e, anzi, fino al 2014 i suoi ghiacci si sono espansi regolarmente. Nei tre anni successivi, tuttavia, si è potuto assistere a un declino per cui oggi si osserva un calo al minimo storico. Mark Serreze, del National Data e Snow Center, celebre osservatorio ubicato negli Stati Uniti, invita a non allarmarsi prematuramente. Secondo lui, il restringimento dei ghiacci antartici non è “l’inizio di un declino a lungo termine”.

Tra le cause, potrebbero invece esserci fattori più o meno naturali, come il vento, le correnti calde di El Niño (fenomeno climatico che interessa le acque più a sud dell’Oceano Pacifico ogni cinque anni circa) oppure, più prosaicamente, il buco nell’ozono. Sulla questione è intervenuto anche il sito specializzato newscientist.com, sostenendo che il ghiaccio disciolto non innalzerà il livello del mare ma rimane comunque potenzialmente pericoloso per specie animali quali i pinguini, che si trovano senza il sicuro strato su cui dimorare. A differenza dell’acqua, inoltre, il ghiaccio riflette e quindi respinge l’energia solare. Il mare, invece, l’assorbe e contribuisce a riscaldare l’ambiente, innescando un meccanismo di cui è facile immaginare le conseguenze a breve e lungo termine.

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