Proprietaria di una Tesla si fa impiantare chiave nel braccio destro

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Sono molti i film (ma anche gli anime) in cui compaiono i cyborg, esseri umani robotizzati dotati di poteri degni della più sfrenata fantascienza. Al giorno d’oggi, non siamo molto lontani da tali realtà, che magari negli anni ’80 o ’90 potevano apparire solo meri miraggi. Gli arti bionici non consentono di fare salti spettacolari o sollevare pesi impossibili come faceva l’attrice Lindsay Wagner, ma di sicuro hanno permesso a moltissime persone, cui è stato necessario amputare degli arti, di riprendere a condurre una vita perlomeno dignitosa.

Ma non è sempre necessario essere vittima di tragedie come l’amputazione di un arto per voler hackerare, letteralmente, il proprio corpo. Lo sa bene Amie Dd, ingegnere software che ha deciso di farsi impiantare sottopelle le chiavi della macchina. Ovviamente, non parliamo del tipico mazzo di chiavi, ma di un piccolo microchip che le consente di mettere in moto la sua Tesla Model 3. Quest’auto elettrica, infatti, può essere avviata per mezzo di un’app o di una carta, analoga a quella del bancomat, da cui Amie ha ricavato tale microchip e ora mette in moto solo avvicinando un braccio.

La donna confessa di averne avuto persino uno che le permetteva di aprire la porta di casa e non è nemmeno preoccupata dalla teoria di alcuni, secondo i quali la tecnologia contenuta in queste componenti, la RFid, sia stata inventata per soggiogare gli esseri umani. Il principio dei microchip sottopelle, d’altronde, viene applicato da molto tempo sui nostri amici a quattro zampe, perché essere da meno?

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